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[Report] I-DAYS 17/06/2017 LINKIN PARK, BLINK-182, SUM41

Siamo stati il 17/06/2017 agli I-Days al Parco di Monza per assistere alle esibizioni di Linoleum, Sick Tamburo, Nothing But Thieves, Sum41, blink-182 e Linkin Park. Insomma, sapevamo già che sarebbe stato un evento assolutamente da non perdere, soprattutto visto che siamo cresciuti con le ultime tre band citate. Arrivati al parco notiamo subito la grande affluenza, d’altronde è stato un sold out e già dalla mattina erano tutti pronti a conquistare le prime file.

Passano le ore, si muore di caldo, la sicurezza fa il possibile per cercare di aiutare i fan nelle prime file. Per poter prendere da mangiare o da bere bisognava spendere minimo 15€ convertibili in 5 tokens, il che non ha aiutato molto, specie nel tardo pomeriggio dove l’acqua non c’era mai e le file erano infinite. Probabilmente l’organizzazione non era pronta a un evento del genere, anche se, gestire 80.000-90.000 persone non è mai facile.

 

Ma adesso parliamo di musica, il primo della la line-up inizia  è Linoleum, un dj set durante il quale ascoltiamo le hit rock più belle in assoluto, il pubblico era carichissimo e si gasava a ogni pezzo, ottimo lavoro a mio parere.

Successivamente arrivano i Sick Tamburo, che suonano per mezz’ora i loro pezzi più celebri non riuscendo però a coinvolgere tutto il pubblico, credo anche a causa del caldo. Poco dopo i Nothing But Thieves salgono sul palco e riescono ad attirare l’attenzione di tutto il pubblico con una performance perfetta e una band tanto emozionata quanto entusiasta di essere lì. Hanno guadagnato almeno un (nuovo?) fan dopo quello show.

Adesso però tocca ai 3 ospiti più attesi della serata. Iniziano i Sum41, che suonano i loro brani più celebri: Fatlip, Walking Disaster, Pieces e In Too Deep. Fanno uno show che non sembra neanche un show di apertura ai Linkin Park (gli ospiti più attesi), la gente per un’ora non è stata ferma un secondo e la band ha affrontato il pubblico con sicurezza, consapevoli che avrebbero avuto successo.

Successivamente sul palco salgono i blink-182 e Mark Hoppus, Matt Skiba e Travis Barker trasformano tutto il pubblico in teenager cantando Feeling This, What’s My Age Again?, All The Small Things, I Miss You, Dammit e anche le canzoni dell’ultimo album, California, come Bored To DeathShe’s Out Of Her Mind, Built This Pool. Aspettavo di vedere i blink-182 live probabilmente da 10 anni e averli visti in questo modo, così carichi, mi ha fatto gasare ed emozionare più di quanto mi aspettassi.

Ora tocca a una delle band più attese nonostante i dubbi di qualcuno a proposito del riscontro non positivissimo generato dal loro ultimo album, One More Light: salgono sul palco i Linkin Park. Aprono con Talking To Myself, forse l’opener peggiore di ogni tour dei Linkin Park, che avrebbe il compito di scaldare gli animi e invece non fa altro che raffreddarli dopo il furore per il trionfale ingresso sul palco della band. Ci pensa allora Burn It Down a scaldare il pubblico come, forse, pretendevano tutti. Passano i brani, che si invertono tra pezzi nuovi e vecchi, quando ad un certo punto, il cantante stabilisce un contatto con il pubblico urlando  due versi di A Place for my Head ed è questo quello di cui avevano bisogno la band e il pubblico. Possiamo pure apprezzare le canzoni del nuovo album, anche se presentate sotto un genere diverso, ma quando partono una dietro l’altra What I’ve Done, In The End, Faint e Numb, beh, il pubblico è più vivo che mai.

Mentre le ultime note di Bleed It Out chiudono in festa una giornata intensissima, i Linkin Park salutano il pubblico, dimostrando che passato e presente possono coesistere, come per ogni artista che si rispetti, senza che si debba per forza rinnegare l’uno o l’altro.

L’evento è stato pazzesco, speriamo che in Italia arrivino altri eventi del genere al più presto, magari con una migliore organizzazione, ma con l’energia, la gioia e l’amore per la musica che ho visto quel giorno.

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