IN TERRAZZA CON NACHO TRANQUILO

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Abbiamo incontrato Nacho Tranquilo su una terrazza al nono piano di un palazzo di Milano e gli abbiamo fatto un paio di domande sulla sua musica, sulle sue influenze culturali e su come si sta contribuendo a creare un discorso che si distacca dalla maggior parte dell’industria musicale italiana attuale.

Innanzi tutto volevo chiederti chi è Nacho Traquilo, cosa rappresenta e com’è nato.

Non tanto per il personaggio o la maschera quanto per l’immaginario che sei riuscito a creare con la tua musica e non solo.

Prima di essere Nacho sono sicuramente un infognato di musica a trecentosessanta gradi, ho iniziato con una chitarra e con la musica rock. Suonavo in una band e la sala prove mi ha dato un certo tipo di formazione. Col tempo ho iniziato a scoprire la musica hip-hop che mi ha insegnato a stare sul tempo e usare la mia voce: mi ha introdotto al groove. Quindi sono passato all’elettronica che però ho sempre affrontato con un’attitudine più melodica, quasi jazz e che verte sull’improvvisazione.

Nacho in realtà è nato perché si sono unite una serie di mie passioni che cono confluite nella musica, ad esempio ho iniziato a fare wrestling messicano: a differenza di quello americano è uno sport autoctono, culturale che è anche uno spettacolo per famiglie. Invece come videomaker seguo una scuola di flamenco con cui ho avuto un’esperienza in Andalusia e ti posso dire che ho sentito tanto quel mondo. Per me la cultura latina è qualcosa che non riguarda solo il Sud-America ma tutto il bacino mediterraneo e rispecchia una convivialità, un vivere che sento molto vicino.

 

Come ti muovi nell’ambiente musicale?

Sono molto appassionato della World Music e di musicisti come i Nu Guinea, Fela Kuti, Tony Allen, roba non prettamente europea, che però influenza tanto il mio approccio, soprattutto ritmico, alla musica elettronica.

Inoltre vado spesso in palestra (ride): mi alleno facendo l’MC alle serate drum’n’bass e spesso ti ritrovi a dover accompagnare DJ che hanno un sacco di esperienza e che magari suonano da vent’anni. In quelle situazioni devi essere bravo tu ad accompagnare il pubblico senza essere di troppo: la gente vuole ballare non sentirsi dire cosa vuole fare, non vuole sentire dei concetti. Questo ti porta a lavorare sulla musicalità e sul sound della parole che è proprio quello che voglio fare con la mia musica. Poi ovviamente voglio esprimere qualcosa ma preferisco farlo in maniera discreta, meno didascalisca: voglio che sia chi ascolta ad interpretare il pezzo sia per il mood che cerco di creare che a livello di contenuti.

Amo moltissimo la musica africana e l’Africa in generale che poi è l’origine della civiltà umana e quindi della musica: voglio ridare importanza al legame dell’uomo con madre natura, con la terra, le cose vere e semplici insomma e che ci permettono di vivere.

 

Abbiamo saputo che farai uscire un EP intitolato Planeta. Questo progetto è in stretta relazione con questa visione idillica di natura che difendi ad esempio anche all’inizio di Chimichanga?

Sì il progetto gira un po’ tutto intorno a quello e a livello musicale ci sarà di tutto ma non voglio svelare troppo. In realtà l’EP è pronto da un po’ ma non amo far le cose di fretta. Comunque non voglio etichettarlo in un genere, faccio solo quello che mi passa per la testa, senza darmi paletti.

 

Invece che rapporto hai con Greg Willen perché abbiamo notato che tutte le canzoni uscite sono in collaborazione con lui.

Guarda, io e Greg ci conosciamo da un sacco di tempo: insieme al mio socio lo tenevamo d’occhio quando avevamo ancora il progetto Hip-Hop. Lui nasce come batterista e come me ascolta musica a trecentosessanta gradi, jazz, hard style e produce molta roba trap. Ad un certo punto gli ho chiesto di collaborare con me soprattutto per fargli esplorare tutta quello che normalmente non può fare. L’ep sarà totalmente in collaborazione con lui proprio perché per lavorare ci chiudiamo in studio io e lui e le nostre mille personalità e ragioniamo: siamo un duo a tutti gli effetti, non c’è Nacho senza Greg Willen.

Come videomaker quanto ti esprimi attraverso la musica e quanto attraverso i tuoi video?

Mi piace molto pensare e dirigere i miei video ma mi concentro molto di più sulla musica che è la mia priorità. Ho dei collaboratori come Luca La Piana e Andrea Nose Barchi che mi ha fatto da D.O.P. per il video di Shakalaka, questo mi permette di esprimermi ancora meglio creando un mood, un racconto sussurrato che ti colpisce visivamente.

Shakalaka ad esempio ha una lettura quasi rituale: madre natura si incarna in una donna che poi mi dona i suoi frutti e mi chiede di fare una cosa per lei… Però non voglio dire troppo sempre per permettere a chi lo guarda di viaggiare con la fantasia interpretandolo a modo suo.

 

Un’ultima domanda come mai Tranquilo? È la tua indole?

(Ride) Esattamente. I ragazzi dello studio mi chiamavano così perché sono sempre molto rilassato e poi volevo dare qualcosa che mi caratterizzasse, come Rey Mysterio, non è solo Rey capito?

In sostanza tutto quello che traspare dalla musica di Nacho, dai suoi video ma anche dalla sua immagine rappresentano perfettamente quello che è, ovvero un musicista con tanta esperienza, esigente con sé stesso ma soprattutto capace di valorizzare le sue passioni lasciandole libere di influenzare la sua musica. Quello che sta creando è sicuramente qualcosa ch e sia a livello musicale che come parte di un immaginario non si vede tutti i giorni, soprattutto in Italia e non vediamo l’ora di sentire il suo EP.

Articolo a cura di Stefano Pinto

Fotografie di Emanuele Arcozzi

 

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