[RECENSIONE] CHANCE THE RAPPER – COLORING BOOK (RICETTA)

Recipe n.4 from the Chef

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Chance the Rapper – Coloring Book

Preparazione: cuffie o auricolari in ear

Cottura: medium rare

Costo: tre, quattro click

Condimenti: una Bibbia con doppio fondo

Consumare entro: la prossima nomination ad un premio musicale (possibilmente)

Mi sono ritrovato a camminare per le strade senza un motivo preciso, a fare ping-pong tra la camera da letto e la cucina e anche a saltellare e canticchiare. Grazie a cosa? Questa terza pietanza di Chance the Rapper, chiamata “Coloring Book”.

Onestamente non ho la minima idea del perché il mixtape si chiami così, né sono molto interessato a scoprirlo perché la mia mente, nelle scorse settimane, ha preferito associare il titolo all’effetto che le canzoni hanno avuto su di me. Risultato? L’immagine mentale di uno di quei piccoli libri anti-stress da colorare che da più di un anno a questa parte sono molto di tendenza.

Ma “chi è Chance the Rapper?”. A chi se lo dovesse chiedere risponderò come se fosse il mio migliore compagno di merende sin dai tempi delle medie. ‘Chano’ per l’appunto, è il rapper dal cappellino con il numero 3, ed è colui che ha iniziato a lasciare dei segni indelebili sulla scena musicale americana. Chicago, born and raised Il ragazzo ha 23 anni… ed è uno dei migliori artisti indipendenti dell’ultimo anno.

Recentemente ha ricevuto ben sette nomination ai Grammy Awards 2017. Due domeniche fa (12 febbraio) non è andata affatto male, dato che ne ha vinti nientepopodimeno che tre, per: Best Rap Performance (con la canzone “No Problem”), Best New Artist e Best Rap Album.

Come ben sottolineato da “Rolling Stone” su Twitter, Chance the Rapper è il primo artista hip hop di colore a vincere il premio come Best New Artist. Prima di lui solo l’incredibile Lauryn Hill nel 1999.

Quanto appena scritto potrebbe farvi pensare che vi stia presentando un piatto già famoso o addirittura freddo. Onestamente, “sti cazzi”. L’importante per lo chef è che mangiate bene e non sciupiate (belli di papà). Personalmente mi ritengo ancora dipendente dai sapori semplici di questo mixtape, dentro il quale c’è la voce, ma soprattutto l’energia, di un uomo dal forte credo religioso. Uno storyteller che ne racconta veramente di tutti i ‘colori’, con modi molto ironici ma allo stesso tempo poetici.

Le canzoni sono intrise della sua vita, alcune contengono dei mantra dai toni gospel capaci di mandare via ogni tipo di mal di pancia. Chance non è il tipo di rapper soldi-ego-armi-donne che si è visto tanto negli ultimi anni. Ce lo ricorda quando canta, quando recita se stesso: non c’è sangue sui soldi; non c’è Twitter in paradiso; la dipendenza da Xanax; dimenticare il proprio nome e i propri obiettivi per un po’; chiedersi se sia l’unico a cui interessa fare i mixtape; l’infanzia felice da calzini sul cemento; l’infanzia delle caramelle finita con l’accorgersi di cosa possano fare i glutei mentre ballano; il parlare con Dio in pubblico e sapere di essere fan l’uno dell’altro. Dentro questo sudato mixtape c’è tanto, tantissimo, e detto schiettamente io mi sento anche un po’ stupido a condividerlo dato che lo vorrei solo per me, come se fosse un bel vassoio di profiteroles.

Disclaimer intestinale

Per chi dovesse avere problemi di digestione si sa che l’attività fisica può aiutare. Oltre al potervi consigliare di praticare il vostro sport preferito e di fare tanto l’amore devo proprio dirvi che mettere gli auricolari e lasciarsi andare ai suoni di questo album potrebbe rimettervi in sesto. Per strada, in camera, in palestra e sotto la doccia per esempio.
L’unica controindicazione potrebbe essere il possibile abbassamento della vostra street credibility doveste lasciarvi andare in pubblico. Attenzione però, potrebbe invece farvela riscattare. Perché no? Questo album fa ballare e cantare troppe parti del nostro corpo, della nostra anima. Correte dei rischi del genere ogni tanto.

 

INGREDIENTI:

 

 

 

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