[REPORT] Elio e le storie tese – European Tour 2017 – Madrid 14/03/17

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Ci sono alcune cose che permangono vivide nella memoria nonostante gli anni che passano e la vita che segue i suoi binari. Un’immagine, una risata di un amico, una caduta dolorosa, un odore particolare o in particolar modo una canzone. Era il lontano 1996 e con l’esuberanza tipica della fanciullezza ascoltavo per la prima volta La terra dei cachi. Una folgorazione. Da allora il ritornello di quella canzone ha accompagnato e impreziosito tantissimi momenti della mia vita, (la maggior parte demenziali, lo ammetto) sgorgando impetuosa in un vicolo bolognose o presentandosi come un ossessivo fischiettio.

È difficile spiegare a una persona che non abbia vissuto in Italia negli ultimi 20 anni chi siano Elio e le Storie Tese. Si rischierebbe di cadere nel banale se ci soffermassimo esclusivamente sull’originalità dei testi, sulla particolare tonalità delle loro canzoni o in generale sulla proverbiale autoironia che li contraddistingue. Elio e le Storie Tese sono un’unione di tutto questo e molto altro, senza tralasciare la caratteristica probabilmente più importantante per un musicista: le loro indiscutibili abilità musicali.

Con questo tipo di aspettative, abbiamo avuto il piacere di assistere alla data madrilena dell’European Tour di EELST. Organizzata da ItaliaES al BUT club, la prima data spagnola (la seconda è stata a Barcelona) di un tour che ha toccato le principali città europee (Budapest, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Londra e Parigi tra le altre) era sold out da circa un mese.

In un’atmosfera molto calda e prettamente italica (la percentuale di gente incapace di esprimersi a gesti rasentava lo zero), abbiamo goduto di due ore piene di spettacolo montato dalla “most sensual italian band”, come si sono autodefiniti. Unico assente in questo tour il tastierista/synth Rocco Tanica, rimasto in Italia (usando le parole di Elio) per badare alla zia, la terza moglie 20enne bielorussa del fratello del padre, ma si sa, per la famiglia si fa di tutto. Al suo posto Vittorio Cosma unitosi a  Faso, Cesareo, Christian Mayer, Jantoman e alla bravissima Paola Folli.

Alle 21:45, dopo una spasmodica attesa condita dal tipico slogan “Forza panino” scandito a più riprese dal pubblico, finalmente sale sul palco Elio in perfetto stile fantozziano: maglietta della salute smanicata bianca e pantaloni che assomigliano tanto a un pigiama in svendita al 3×2 nei peggiori supermercati; a completare il tutto una foltissima parrucca afro. La prima dichiarazione dell’Elio nazionale ha cercato di spiegare i motivi di tanta attesa per un tour fuori dal Bel Paese: “Siamo la miglior band del mondo, ma ci ha fregato la timidezza”, ha detto con orgoglio mentre invitava gli altri membri della band a superare la crisi di panico e presentarsi davanti al pubblico. Il concerto inizia con tre canzoni collegate: Lo stato A lo stato B, Ocio Ocio e John Holmes; il bel canto all’italiana in contrapposizione a un tour europeo (per dire, ci sentono versi come “ti svegli in letti stranieri grazie alla lingua italiana”).

Subito dopo il primo ciclo di canzoni, abbiamo assistito alla presentazione di Carmelo e a una critica nemmeno troppo velata all’industria discografica italiana, rea di non dare possibilità di arrivare al grande pubblico ad artisti emergenti come il 52enne Carmelo. Subito dopo, grandi classici come Mio cuggino e TVUMDB, durante la quale finalmente entra in scena Mangoni vestito da peperone.

L’esibizione scorre veloce, a volte troppo, e capolavori musicali come Disco music e Ritmo sbilenco mi hanno lasciato un po’ stizzito di non possedere un ipotetico tasto rewind per poterle ascoltare e ammirare una seconda volta. Mangoni sarà poi il grande mattatore della seconda parte dello spettocolo con le sue interpretazioni più famose e apprezzate dal pubblico: la vittima del Rock’n’Roll in Il rock and roll e soprattutto il supereroe più amato, SuperGiovane. I grandi classici al potere.

Dopo una breve pausa ritmata dall’onnipresente “forza panino” la band torna sul palco per eseguire due classici come Parco Sempione, con cui Elio si toglie un sassolino dalla scarpa, chiudendo la querelle con Formigoni (“Alla fine lo hanno condannato eh!”), e Tapparella, con il pubblico che esplode al grido “Forza Panino”, mantra con cui si omaggia Paolo Panigada, in arte Feiez, storico membro della band scomparso nel 1998.

Per i poveri diavoli che non hanno potuto, e per tutti coloro che hanno sbagliato clamorosamente non volendo assistere al tour, ricordo che errare è umano ma perseverare è trumpiano. Per cui avrete occasione di vederlo prossimamente comodamente seduti in poltrona (non si sa ancora in che formato) perché alcune date sono state filmate integralmente. Quindi meditate gente, meditate e non perseverate!

Ah la versione di Bella ciao cantatata da Carmelo/Marco Biondi è la sintesi di tutto quello che ognuno vuole ascoltare almeno una volta nella vita … Partigiano, bring me away!

Questa la scaletta:

  1. Lo stato A, lo stato B
  2. Ocio ocio
  3. John Holmes (una vita per il cinema)
  4. Mio cuggino
  5. T.V.U.M.D.B.
  6. El Pube
  7. Discomusic
  8. Ritmo sbilenco
  9. Milza
  10. Psichedelia
  11. Il rock’n’roll
  12. Servi della gleba
  13. Supergiovane

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  1. Parco Sempione
  2. Tapparella

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Nato a Reggio Calabria nel lontano '87, è stato pesantemente influenzato dal barocco e rococò degli anni '90. Laureato in biotecnologie mediche e con un master in biotecnologie farmaceutiche conseguiti tra Napoli, Bologna ed Amsterdam, conta negli ultimi anni più traslochi di tutte le false lacrime versate da Barbara d'Urso nei vari programmi farsa della meravigliosa televisione italiana. Attualmente impegnato nel dottorato di ricerca in medicina traslazionale ed immunologia presso l'universitá San Pablo CEU di Madrid. Profondamente interessato a tutto quello che profondamente non interessa a nessuno.
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