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Parov Stelar, Chocolate with Chili

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Parov Stelar non ha bisogno di introduzioni. In una scena dove, in Francia, Bart & Baker presentavano remix di pezzi storici come 16 Tons, Caro Emerald conquistava l’Europa, infrangendo record nei Paesi Bassi, Parov portava sul palco la sua unione tra elettronica e le sonorità dell’inizio del secolo scorso. Se negli Stati Uniti Scott Bradlee muoveva i primi passi con il suo Postmodern Jukebox, ed altre realtà musicali come la Diablo Swing Orchestra smuovevano generi lontani dallo swing come il metal, Parov veniva già definito come pioniere della electroswing.

Tutta la qualità di Parov Stelar esplode nei live. Nella cornice dell’Alcatraz a Milano, i giochi di luci e le coreografie della seducente Cleo Panther e la Parov Stelar Band compongono qualcosa che va oltre il “semplice” live ma si accosta di più ad uno spettacolo a tutto tondo. Un’ora e quaranta di rollercoaster, dove i bassi e gli ottoni fanno da padroni.  Aprono la serata gli Early Morning: la loro deep house votata all’ambient ci accompagna verso l’inizio dello spettacolo.

L’intro scandita dalla drum machine carica il pubblico e spinge sulla climax verso Hit Me Like a Drum. Le note del sax di Sebastian Grimus e la tromba di Marc Osterer fanno già intuire che strade percorreremo. I tempi di “Seven and Storm” e “Rough Cuts” sembrano lontanissimi, e la strada spianata da Chamberlain Swing si è evoluta in qualcosa oltremodo raffinato, come Clap your Hands e Josephine. Tutti nel club sono contagiati dai ritmi rapidi, dalle pause e riprese, mentre Cleo esalta il pubblico ed esorta a seguirla.

Non può mancare lo spazio dedicato al repertorio: Nosferatu e The Mojo Radio Gang da Coco Pt.2 senza dimenticare Baska Brother. Catgroove e Booty Swing, dedicata a tutte le donne per la loro Festa, catturano la scena, scatenando il delirio nella pit. Impossibile rimanere fermi.

Tanti classici si, ma anche nuovo. Si perché il tour accompagna il nuovo album di Parov Stelar, The Burning Spider, con l’omonima canzone, ma anche Step Two, Mama Talking, Beauty Mark, The Ride. Tutte reinterpretate per il live e condite da ammalianti parti solistiche dei già citati Grimus e Osterer, senza dimenticare Micheal Wittner alla chitarra e basso.

Ancora tanta sperimentazione, si vira verso l’elettronica più mainstream, senza dimenticare le radici. Proprio Step Two, nuovo singolo estratto, trova una voce armonizzata, interpretata nell’album da Lilja Bloom, assieme agli archi a sottofondo. Mama Talking strizza l’occhio, come Django’s Revenge di The Demon Diaries, sia a ritmi mainstream che a sonorità più swing, ricordando sia i maestri che nuove voci internazionali (qualcuno ha detto Gramatik?).

All Night, sarà l’amore virale che ha raggiunto con il nostro Paese, si pone uber alles durante la serata. Un remix particolarmente elettronico, con synth distorti e controtempi quasi inediti nel repertorio di Parov Stelar, eppure particolarmente funzionali per la serata.

Funzionali si, perché nelle migliaia di spettatori è impossibile trovare qualcuno che non stia ballando. Il bello di Parov Stelar è proprio questo: come lui stesso dice, la sua musica è “chocolate with chili” o “pineapple on pizza”. Due anime che, teoricamente, non vanno d’accordo ma in pratica, la loro unione è dannatamente azzeccata, da ascoltare e ballare.

set list

Hit Me Like a Drum

I Need L.O.V.E.

Clap Your Hands

Josephine

Cuba Libre

Catgroove

Berlin Shuffle

Django’s Revenge

The Speed Demon

Mama Talking

The Ride

The Burning Spider

The Invisible Girl

Grampa’s Groove

All Night

Nosferatu

Baska Brother

Booty Swing

Step Two

 

Fotografie a cura di: Marco Battezzati

 

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