A presto Fritz

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fritz-kalkbrenner

Testo di Stefano Pinto
Fotografie a cura di Emanuele Arcozzi

Alle 23.00 il pubblico è ancora ammassato sui tavolini di fronte al bar del Circolo Magnolia quando dopo qualche traccia, Lele Sacchi, in apertura, riesce a raggruppare i primi coraggiosi che si spingono in pista attratti dalla musica.

Ancora una quindicina di minuti e ormai il pubblico si fa sentire, mostrando apprezzamenti per il dj, che ha lo sfortunato compito di aprire un mostro sacro come Fritz Kalkbrenner, riuscendo tranquillamente a portarlo al giusto livello di presa bene.

Sbuca Fritz dal palco e riempito di applausi, inizia a smanettare serissimo la console e dopo qualche secondo si unisce a Sacchi chiudendo la sua traccia e, complimentandosi con il collega con un cenno eloquente, attacca con la tanto raffinata quanto carica Global Player. Mai gli archi in un pezzo, che potremmo sicuramente definire techno, hanno aizzato così tanto una folla.

Con l’aspetto pasciuto, sbarbato e senza dire una parola Fritz riesce subito a creare un clima rilassato, elegante ma comunque eccitato e fremente.

L’artista passa da pezzi con melodie ricercate (tra chitarre in palm mute e pianole dai toni pacati) a pezzi più orientati al clubbing come Enter, parte dell’ultimo album pubblicato Drown, in cui riesce a infondere ad uno strumento delicato come il flauto di pan una marcia techno.

Fritz non supera mai la linea di confine esagerando coi bassi o i bpm per esaltare il pubblico perché non ne ha bisogno: la sua musica parla da sé e con la solita aria serena e la testa china sulla console questo professionista riesce a creare un clima idilliaco in cui relax e ballo vanno di pari passo.

Nella parte centrale del concerto si esibisce in pezzi in cui i toni bassi predominano e le gambe si muovono più frenetiche non perdendo mai l’eleganza probabilmente congenita di un artista come Fritz. I migliori esempi sono forse Fall (Drown), dai toni misteriosi e dalle ritmiche esotiche e Make Me Say (Sick Travellin’) che evidenzia l’uso consapevole dei bassi, dei sample e dei vocals profondi che gli si uniscono creando un ambiente che solo in apparenza è teso, quasi in attesa.

Verso la fine Fritz gioca le sue carte più forti in ambito melodico e fa capire al suo appassionatissimo pubblico che la serata sta per finire, suonando pezzi come Layer Cake o Wes, entrambe dell’omonimo EP Wes, in cui ancora una volta sfodera il suo talento con le amatissime tastiere e con i suoi più cari e classici sample elettronici.

Il pezzo in chiusura sapete già qual è se siete dei fan di Fritz. Forse lo suona perché il pubblico ci è affezionato, forse perché lui stesso lo è, ma per quelli che non lo conoscono è Sky and Sand (a cui ha contribuito tanto quanto se non di più del fratello) che suona in una versione leggermente diversa, più personale, marchiata dalla sua voce inconfondibile che le bocche del pubblico seguono a memoria finché la musica non si ferma, quasi senza preavviso e Fritz, neanche lontanamente provato dall’esibizione, saluta il SUO pubblico con cenno di classe che sa tanto di un arrivederci tra amici di vecchia data.

 

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